
di Fëdor Dostoevskij
nell’adattamento teatrale di Glauco Mauri
regia Andrea Baracco
con Gabriele Graham Gasco, Woody Neri, Giulio Petushi, Arianna Pozzi, Aurora Spreafico, Paolo Zuccari
scene Marta Crisolini Malatesta
costumi Laura Giannisi
musiche originali e suoni Giacomo Vezzani e Vanja Sturno
disegno luci Umile Vainieri
dramaturg Maria Teresa Berardelli
produzione esecutiva Aldo Allegrini
Ambientato nell’oscura San Pietroburgo dell’Ottocento, questo capolavoro letterario si snoda attraverso i labirinti dell’etica, della morale e della psicologia, gettando una luce penetrante sui recessi più remoti dell’esistenza umana. Il protagonista, Rodion Romanovič Raskolnikov, incarna la conflittualità di un individuo immerso nel dilemma tra giustizia e crimine, tra il desiderio di affrancarsi da una società corrotta e il peso delle conseguenze morali. La presenza costante della polizia, la giustizia come entità impersonale e l’ombra della colpa permeano il tessuto della trama, suscitando interrogativi filosofici sulla natura umana, la libertà individuale e il prezzo da pagare per la redenzione.
Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij nell’adattamento per il teatro di Glauco Mauri compie 20 anni, il suo debutto è stato nel 2005. Partendo dalla riscrittura del Maestro Mauri, la Compagnia Mauri Sturno focalizza l’attenzione su uno dei più grandi romanzi mai scritti e costruisce un ponte tra passato, presente e futuro.
una produzione Compagnia Mauri Sturno

omaggio a Glauco Mauri
di Oscar Wilde
nella versione teatrale di Glauco Mauri
progetto a cura di Andrea Baracco
traduzione Camilla Salvago Raggi
musiche Vanja Sturno
Ogni sera il recital viene interpretato da un attore diverso
Come fare un tributo ad uno dei più grandi uomini di teatro del nostro tempo?
Ho pensato che la cosa migliore, non so se la più giusta, fosse quella di far leggere ad alcuni attori della scena contemporanea, quello che è stato l’ultimo pensiero teatrale di Glauco. “Ci vorrebbe un attore” mi ha ripetuto più di una volta Glauco in prova quando c’era qualcosa che non gli tornava nella sua interpretazione; in queste serate che proponiamo, di attori e di attrici che hanno aderito ce ne sono molti, e a loro va il nostro ringraziamento per aver accettato di dare voce a quelle parole, le ultime, che questo straordinario uomo e meraviglioso attore ha recitato sul palcoscenico. (Andrea Baracco)
Non un romanzo, ma una lunghissima lettera indirizzata al giovane Bosie che Wilde scrisse durante gli ultimi mesi della prigionia nel carcere di Reading. Nel 1895 l’autore, all’apice del successo, fu condannato a due anni di lavori forzati per i reati legati all’omosessualità. Al carcere, si unirono la bancarotta finanziaria , la perdita dei due figli ed il sequestro della sua casa e dei suoi beni. Oscar Wilde, che aveva incantato i salotti letterari e mondani, fu messo al bando e sarebbe morto in miseria tre anni dopo l’uscita dal carcere, lontano dall’Inghilterra.
Il De Profundis di Oscar Wilde è andato in scena una sola sera al Teatro Rossini di Pesaro, città natale di Glauco Mauri (il 20 settembre 2024), lì dove molti anni prima aveva iniziato a recitare.
una produzione Compagnia Mauri Sturno

di Maria Teresa Berardelli
liberamente ispirato al romanzo Vita del signor de Molière di Michail Bulgakov
regia di Danilo Capezzani
con Fausto Paravidino
e con Barbara Giordano, Paolo Faroni, Diego Giangrasso, Paolo Madonna, Aurora Spreafico
Vita del signor Molière, partendo dal romanzo di Michail Bulgakov, ripercorre l’esistenza febbrile di Molière, commediante e commediografo votato senza riserve al teatro. È la storia di un giovane che doveva diventare tappezziere, e invece sceglie di fare l’attore; di un attore che voleva fare la tragedia ma alla fine si ritrova a fare la commedia. Conosce la passione, l’amore, il successo. Conosce il potere. È il nemico, da cui si sente assediato. Reagisce, si ribella, scrive commedie satiriche e irriverenti. E dventa, proprio lui, nemico di sé stesso: sviluppa ossessioni, dipendenze, paure. Malato di teatro, di passione, di amore, di potere e di angoscia, Molière si ammala anche fisicamente. Fatica dopo fatica, si spezza e, pur nella consapevolezza di essere prossimo alla fine, non cede, non lascia andare niente: resta sul palcoscenico fino al suo quasi ultimo respiro.Molière, come Bulgakov, ebbe a che fare sia con il potere (di re Luigi XIV), che con una vasta palude popolata da individui mossi dall’invidia, il cui unico scopo era l’annientamento di un avversario al di fuori della loro portata. Molière, come Bulgakov, incontrò la censura – a partire da Le preziose ridicole, fino ad arrivare a quella più lunga ed estenuante del Tartufo – e, godendo dell’appoggio del re, lottò per le sue opere, arrivando il più delle volte a una vittoria.
una produzione Compagnia Mauri Sturno
in coproduzione con l’Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico

di Edmondo De Amicis
drammaturgia Letizia Russo
regia Andrea Baracco
scene Daniele Spanò
video Luca Brinchi
costumi Sandra Cardini
musiche originali e suoni Giacomo Vezzani e Vanja Sturno
disegno luci Simone De Angelis
con 7 attori in via di definizione
Italia, Prima guerra mondiale. In una trincea del Carso, Enrico Bottini giace per terra, ferito a morte. Un tempo volontario entusiasta, convinto che la guerra fosse l’ultima tappa per riunire finalmente l’Italia – ora si ritrova abbandonato, solo, con una scheggia di granata vicina al cuore. Nel silenzio della notte, tra l’odore ferroso di sangue ed i corpi accatastati vicino a lui, si interroga sul senso del sacrificio, su qual è il modo giusto di morire e sul significato della propria scelta.
Accanto a lui compare Franti, compagno di scuola delle elementari – simbolo di ribellione infantile, diventato ora uno sciacallo di guerra. Tra i due scatta il confronto ideologico, alimentato dai ricordi contrastanti dell’infanzia torinese, dei compagni di classe e dell’insegnate – Garrone, il più buono (o il più ottuso?), Coretti, votato al lavoro (o alla schiavitù?), Precossi, figlio premuroso (o vittima della sua famiglia?), il maestro Perboni, che li educava ai buoni sentimenti (oppure all’ipocrisia e alla docilità?). In questo dialogo sospeso tra idealizzazione e profanazione – tra memoria e delirio – la trincea si popola di fantasmi. Bambini e maestri tornano in vita, insieme alle parabole patriottiche di Cuore. Resta un grande interrogativo: che cosa sopravvive davvero, alla fine, della nostra educazione, delle nostre convinzioni, dei nostri ideali?
una produzione Compagnia Mauri Sturno
in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Stabile D’Abruzzo e Teatro Stabile di Catania

di Elena Stauffer
con Maria Anolfo e Francesco Providenti
regia Elena Stauffer
vincitore del bando Beyond Zeta 2025
finalista al MarteLive 2024
secondo classificato al Festival Inventaria 2024
Claudia e Flavio sono stati selezionati per uno studio clinico sperimentale che testa una pillola in grado di simulare la sensazione dell’innamoramento. Mentre aspettano che lo studio inizi, però, diventa evidente che i due non potrebbero essere più incompatibili; l’unica chimica presente nella stanza è quella sintetica sul tavolo.
Ambientato nella Roma di oggi, Ossitocina esplora quanto pesa il contesto sociale sui nostri comportamenti, principi morali ed idee, ed esamina le contraddizioni che caratterizzano due degli stereotipi principali della gioventù romana. Ci si interroga sulla responsabilità individuale, sull’eredità familiare, sul potere e i limiti della comunicazione, e sul rapporto di una generazione con l’identità e l’impegno politico.
Attraverso un linguaggio, istintivo, di pancia che più di pancia non si può, lo spettacolo traccia un vivido affresco dell’esuberante e tragico mondo dei giovani. Un ambiente insolito e straordinario fa da cornice a due corpi ordinari, veri, che conosciamo – o pensiamo di conoscere - fin troppo bene; protagonisti di una storia dalla disarmante colloquialità ed ironia, dove le risate lasciano la strada alla domanda esistenziale - “ma io chi sono dei due?”
una produzione Compagnia Mauri Sturno

di e con Lia Grieco
chitarra live Giovanni Grieco
musiche e canzoni Lia Grieco e Fulminacci
regia Giovanni Nasta
IIl Calamaro è un monologo che racconta la giornata tipo di una donna sull’orlo di una crisi di nervi. Ogni mattina è un imprevedibile ripetersi di rotture di scatole senza precedenti. Scatole metaforiche, scatole fisiche, scatole mentali. Tra lavoro, relazioni precarie e pensieri ossessivi che si rincorrono senza sosta, la protagonista trascina lo spettatore in un mondo che rasenta il surreale.
Ma sotto la superficie di questa narrazione comica, in cui le canzoni originali si intrecciano alle parole, cercando di dare un ordine al caos, si nasconde una domanda più profonda: davvero “farcela” è ciò che di noi resta a questo mondo?Accompagnata da un chitarrista e da una voce fuori campo, la protagonista prova a trovare una risposta o almeno a raccontare il suo percorso per cercarla.
Il calamaro non è solo un pesce, può essere anche inchiostro, è anche un anello, un fritto, o forse è il mondo che è tutta paranza.
una produzione Compagnia Mauri Sturno

di Giulia Bartolini
con Francesca Astrei, Grazia Capraro, Giulia Trippetta
regia Giulia Bartolini
musiche Andrea Cotroneo
in collaborazione con Compagnia KARL
Mary torna, dopo undici anni, a casa.
Due sorelle che ormai non l’aspettano più.
Un paese di 500 anime.
Una strada che sta per essere cancellata dalle carte.
È la provincia che divora tutto; purgatorio di tutti noi.
Tre attrici e una scena vuota. Solo testo e corpo che si rincorrono a trasformare il rapporto familiare in rapporto metafisico, a lanciare il dramma borghese oltre la contemporaneità.
SP 33 sfiora alcuni colori della letteratura americana, (la Tiffany Mcdaniel de L’Estate che sciolse ogni cosa, lo Stephen King de Le notti di Salem…), si appoggia con delicatezza all’amaro tempo ciclico de Le tre sorelle di Cechov; attinge al purgatorio Dantesco i rimandi pittorici, oscuri, le cornici.
Una commedia nera, un dramma familiare spezzato: le tre si amano, si scontrano, si distruggono, cavalcando un ritmo a volte forsennato, fino allo sfinimento, fino a non respirare più, tra comicità e dolore, tra sorriso e pianto. lo spettacolo oggi si presenta senza appigli: niente decorazioni, solo corpo, ritmo e memoria incagliata e incarnata. Che cosa resta quando il meglio della vita sembra già passato a 30 anni? Che cos’è davvero la provincia?
una produzione Compagnia Mauri Sturno

scritto da Haley McGee
una produzione originale del Soho Theatre
traduzione di Marta Finocchiaro
regia Marcello Cotugno
con Arianna Cremona
aiuto regia Marta Finocchiaro
assistenti alla regia Sonia Battisti e Daniele Maurizi
foto di Irene Alison
Age is a feeling nasce scritto e interpretato da Haley McGee, una giovane drammaturga e performer canadese. Il testo debutta al Fringe Festival di Edimburgo 2022, vincendo il primo premio, per poi essere nominato agli Olivier Awards 2023. Il monologo è pensato e costruito per essere messo in scena da una performer che si trova a raccontare in seconda persona la storia di una vita adulta (la tua!), a partire dal suo (dal tuo!) venticinquesimo compleanno fino alla morte. La performance è divisa in dodici capitoli, non è però l’attrice che sceglie cosa raccontare: chiederà agli spettatori di dettare il suo destino lasciando che siano loro a decidere i capitoli da ascoltare.
Age is a Feeling affronta il tema della morte nel contemporaneo e permette di interrogarci su come il nostro rapporto con la mortalità modella il nostro modo di vivere. Per farlo, la McGee indaga il tema a partire da conversazioni con soldati e veterani per comprendere come loro gestiscano la consapevolezza e la sensazione di poter morire da un momento all’altro mentre sono sul campo. Si tratta di accettare che nella vita sia presente anche la morte, non solo nostra, ma anche di madri, padri, fratelli, amici, sconosciuti, amori, animali.
Come si può far pace con il lasciar andare, oggi, in una società che rinnega la vecchiaia e lo scorrere del tempo?
una produzione Compagnia Mauri Sturno

di e con Barbara Giordano
regia Daniele Muratore
progetto realizzato con il sostegno
di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia / circuito CLAPS
Un abete rosso, al suo ultimo Natale, prende la parola e racconta. Dalla sua postazione, tra palline, fili di luci e ricordi impolverati, osserva una famiglia che cambia, che ride, che finge di non sapere. Sotto i gesti ripetuti delle feste si nasconde un segreto che tutti conoscono ma nessuno nomina.
In Luci rotte, Barbara Giordano dà voce a un albero testimone silenzioso di amori, ipocrisie e fragilità domestiche. Con ironia e poesia, la sua prospettiva ribalta quella umana: l’albero osserva, commenta, si ribella, e diventa lo specchio di ciò che la famiglia nasconde.
Un racconto che, dietro l’ironia delle feste, svela le incrinature della “normalità” e la forza disarmante del non detto.
una produzione Compagnia Mauri Sturno

di Carlotta Corradi
regia Andrea Collavino
con Jacopo Bicocchi, Elsa Bossi, Lia Grieco, Romana Maggiora Vergano, Alessandro Riceci, Francesco Bolo Rossini, Giulia Weber
suono Hubert Westkemper
luci Luigi Biondi
costumi Vita Mees
scene Anusc Castiglioni
Nel bosco è una delicata indagine teatrale ispirata al fatto di cronaca delle due ragazze romane - note come le Baby Squillo dei Parioli e coinvolte da un gruppo di adulti in un giro di prostituzione minorile -, in cui la musica pop diventa uno strumento per entrare nel dramma senza moralismi e con uno sguardo laico.
Le vicende sono raccontate dal punto di vista personale e trasognato di Manu, quindicenne che segue con ostinazione le orme della sua compagna di classe Chiara, in un giro di amicizie, locali, vecchie canzoni e clienti molto più grandi di lei. A fare da specchio alle due ragazze ci sono le madri, molto diverse tra loro ma accomunate dalla difficoltà di gestire la crescita delle proprie figlie che da bambine diventano donne. C’è il corpo che cambia e diventa oggetto del desiderio e ci sono gli uomini che agli occhi delle due ragazze non sembrano poi così adulti. Infine c’è la nonna, come nella fiaba di Cappuccetto Rosso. È proprio seguendo il percorso della fiaba - metafora psicanalitica dell’iniziazione sessuale delle ragazze - che Manu, attratta dal lupo, si addentra in un bosco dove le fronde degli alberi non permettono alla luce di passare, impedendo a qualunque personaggio di riuscire ad orientarsi.
una produzione Compagnia Mauri Sturno


Compagnia Mauri Sturno
Via dei Neofiti, 14 00184 - Roma RM
tel +39.06.48907190
mail: compagnia@mauristurno.it
Direttore artistico
Andrea Baracco
Direttore organizzativo
Aldo Allegrini
cell. +39 392.5565308